Ogni anno l’8 marzo, l’ International Women’s Day, viene celebrata con mimose, auguri e post celebrativi.
Ma dal punto di vista sociologico c’è una domanda scomoda: perché una questione strutturale viene concentrata in una sola giornata?
Quando un tema sociale complesso viene ritualizzato, succedono tre cose:
- Si semplifica un problema strutturale La disuguaglianza di genere non è simbolica: riguarda salari, accesso al potere, distribuzione del lavoro domestico e di cura, rappresentazione nei media e sicurezza nello spazio pubblico. Ridurla a una “festa” neutralizza la dimensione politica del problema.
- Si crea una compensazione simbolica La società offre un riconoscimento pubblico per un giorno — mimose, celebrazioni, frasi celebrative — che può funzionare come una forma di ricompensa simbolica, senza modificare davvero le strutture sociali che producono disuguaglianza.
- Si depoliticizza la storia della giornata L’8 marzo nasce dalle lotte delle lavoratrici e dai movimenti femministi che rivendicavano diritti, dignità e partecipazione. Trasformarlo in una festa rischia di spostare l’attenzione dalla rivendicazione alla celebrazione.
Per questo il senso più profondo dell’8 marzo non dovrebbe essere celebrare “la donna”, ma interrogare la società: chi prende le decisioni, chi ha accesso alle opportunità, chi sostiene il lavoro invisibile che tiene insieme la vita quotidiana. Perché il valore delle donne non è un evento.
È una questione sociale che riguarda ogni giorno dell’anno
