Il 4 marzo non è una data neutrale.
Tradizionalmente, infatti, è riconosciuta a livello globale come World Obesity Day – la Giornata Mondiale dell’Obesità – una ricorrenza che per anni ha concentrato l’attenzione pubblica sulla “lotta all’obesità” attraverso una narrazione centrata prevalentemente sul peso, sul rischio e sulla perdita di chili.
Negli ultimi anni, però, attivisti e organizzazioni di tutto il mondo hanno scelto di affiancare a questa data una contro-narrazione potente: il 4 marzo diventa anche International Fat Liberation Day (IFLD), una giornata internazionale di resistenza, consapevolezza e azione collettiva contro lo stigma e la discriminazione basati sul peso.
Questa ridefinizione è importante perchè, quando una giornata internazionale è costruita attorno all’idea che alcuni corpi rappresentino un “problema” da gestire o ridurre, il messaggio culturale che passa non è neutrale.
Le narrazioni dominanti sulla “perdita di peso” possono:
rafforzare lo stigma verso le persone in corpi più grandi
legittimare discriminazioni nel sistema sanitario
influenzare politiche pubbliche escludenti
alimentare vergogna e colpevolizzazione, soprattutto tra giovani e adolescenti
Ridefinire il 4 marzo significa spostare il centro della conversazione: non più il corpo come emergenza, ma i sistemi che producono esclusione.
Come afferma Zabe Sharpcat, fondatrice di End Weight Bias, rinominare il 4 marzo è un modo per rafforzare gli sforzi di liberazione già in corso nel mondo, costruire solidarietà visibile e creare una contro-narrazione coordinata ai sistemi che collettivamente stiamo sfidando.
Il nostro scopo, dunque, è spostare il focus: dal corpo al sistema! E l’International Fat Liberation Day invita proprio a cambiare prospettiva:
dalla colpa individuale → alle responsabilità sistemiche
dalla patologia → alla giustizia sociale
dalla vergogna → alla dignità
dalla cancellazione → alla visibilità
Non si tratta di negare il tema della salute: si tratta di riconoscere che la salute non può essere ridotta a un numero sulla bilancia né usata come giustificazione per discriminare.
Come associazione impegnata nel lavoro giovanile, nell’inclusione e nella promozione del benessere, noi di Move2Europe APS crediamo che ogni percorso educativo debba partire dal rispetto della persona nella sua interezza.
Nei nostri progetti lavoriamo per contrastare stereotipi e body shaming, promuovere autostima e consapevolezza critica, creare spazi sicuri in cui ogni giovane possa sentirsi legittimato nel proprio corpo.
E siamo convinti che la liberazione dei corpi sia parte integrante di una cultura dell’inclusione. Non può esistere partecipazione autentica se alcuni corpi vengono sistematicamente marginalizzati o resi invisibili.
Crediamo fermamente che la trasformazione culturale partaanche da noi. Per questo, possiamo:
Informarci e condividere contenuti legati all’IFLD.
Usare un linguaggio rispettoso e non stigmatizzante.
Mettere in discussione narrazioni semplificate su peso e salute.
Creare contesti educativi che valorizzino la diversità corporea.
Raccontare la nostra esperienza: cosa significa per noi vivere il corpo con libertà e dignità? Se vuoi, raccontaci la tua storia: cosa significa per te la body liberation?
Il 4 marzo resta una data simbolica forte.
Proprio per questo può diventare uno spazio di riflessione critica e di cambiamento culturale.
Perché ogni corpo merita rispetto. Ogni corpo merita accesso. Ogni corpo merita dignità.
E la liberazione non è una questione estetica: è una questione di diritti.
