Body Image & Self-Esteem: la nostra learning experience europea prende forma a Pietrelcina

How do we see ourselves when nobody else is looking?

Il modo in cui percepiamo il nostro corpo non riguarda soltanto l’immagine che vediamo allo specchio. È fatto di emozioni, esperienze, relazioni, aspettative e messaggi che riceviamo ogni giorno. Per molti giovani, il rapporto con il proprio corpo può diventare una fonte di insicurezza, pressione e difficoltà nell’accettazione di sé

Ma cosa può fare lo youth work di fronte a queste sfide?

È da questa prospettiva che nasce il percorso “Body Image & Self-Esteem – How to Help Young People Accept Themselves and Their Bodies”, realizzato da Move2Europe APS nell’ambito di Erasmus+. A Pietrelcina, youth workers provenienti da diversi Paesi europei si incontrano per esplorare il tema della body image non soltanto come questione individuale, ma come dimensione educativa, sociale e professionale.

Il progetto propone uno spazio nel quale fermarsi, osservare, ascoltare e confrontarsi. Un learning environment in cui l’esperienza personale diventa punto di partenza per sviluppare nuove competenze e trasformarle in strumenti da utilizzare nel lavoro quotidiano con i giovani.

Il percorso combina non-formal education, experiential learning, storytelling, body awareness, creative activities e peer learning, mettendo i partecipanti al centro del processo di apprendimento.

Uno degli elementi centrali è partire dall’esperienza personale.

Nel workshop “Looking Beyond the Mirror – How do I feel about my body image?”, i partecipanti sono invitati a guardare oltre la propria immagine riflessa per esplorare percezioni, emozioni e pensieri legati al proprio corpo. Il lavoro permette di riflettere su come l’immagine corporea possa essere influenzata dallo sguardo degli altri, dalle aspettative sociali e dagli stereotipi, trasformando la consapevolezza personale in uno strumento utile anche nel lavoro con i giovani.

Il corpo diventa poi uno spazio di espressione e relazione attraverso il workshop “Corpo in Movimento”, condotto dalla coreografa Francesca Grimieri De Ioanni. Movimento, postura, respiro e spazio vengono utilizzati per sviluppare consapevolezza corporea, presenza, espressione e connessione con gli altri.

Il percorso prosegue mettendo a confronto la percezione interna e quella attribuita allo sguardo esterno attraverso “The Body I Feel – The Body I Think the Others See”. L’attività aiuta a riconoscere la distanza che può esistere tra ciò che sentiamo rispetto al nostro corpo e ciò che immaginiamo gli altri vedano, aprendo uno spazio di riflessione su giudizio, aspettative e stereotipi.

Ma lavorare sulla body image significa anche trasformare la riflessione in competenza professionale. Nel workshop “From Experience to Practice – What is my experience in the field of body image and working with young people?”, i partecipanti condividono esperienze, pratiche e situazioni incontrate nel proprio lavoro con i giovani. Il confronto internazionale permette di mettere in comune prospettive diverse e di individuare approcci concreti per affrontare le tematiche della body image e dell’inclusione nei contesti di youth work.

A questo si aggiunge il lavoro sui real-life case studies, condotto dalla Prof.ssa Şule İlgör Namlı, Hüseyin Erçelebi Anadolu Lisesi, Türkiye: situazioni concrete vengono analizzate collettivamente per mettere in discussione assunzioni, individuare possibili soluzioni e trasformare l’esperienza in strumenti pratici per un lavoro giovanile più inclusivo.

Anche la dimensione interculturale è parte integrante dell’apprendimento. Condividere esperienze, linguaggi e prospettive provenienti da diversi Paesi europei permette di comprendere come la percezione del corpo e i messaggi sociali possano cambiare nei diversi contesti, ma anche quanto siano comuni alcune delle sfide affrontate dai giovani.

Il percorso segue così un ciclo semplice ma significativo:

MEET → EXPERIENCE → REFLECT → LEARN → PRACTICE → SHARE

Non si tratta soltanto di acquisire nuove conoscenze, ma di sviluppare maggiore consapevolezza, capacità di ascolto, strumenti educativi e competenze da trasferire nella pratica quotidiana dello youth work.

A Pietrelcina prende quindi forma uno spazio europeo di apprendimento nel quale esperienza personale, professionalità, inclusione e confronto interculturale si incontrano.

Perché aiutare i giovani ad accettare se stessi non significa insegnare loro quale corpo avere.

Significa creare le condizioni perché possano sentirsi liberi di essere se stessi, senza dover corrispondere all’idea di perfezione di qualcun altro.

 


 

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